La storia del giardino

La storia della riqualificazione ambientale

La storia della rinascita del giardino

 Una riqualificazione ambientale e paesaggistica realizzata in 15 anni. Ambiziosa sfida contro il degrado e l’abbandono di un territorio

 

 

Il Parco dei Ligustri per alcuni potrebbe sembrare il solito parco botanico con tante specie arboree e arbustive… ma in realtà è qualcosa di più. E’ la storia della rinascita ambientale di una delle aree più degradate del centro storico di Loreto Aprutino, un lavoro immane, duro, pieno di problemi e sacrifici durato  anni.

La storia del Parco dei Ligustri inizia nel 1998, quando ci trovammo ad acquistare l’ormai abbandonato e impenetrabile parco della ex-Villa Corsi in Via Pretara. Sin dall’adolescenza avevo sempre ammirato  l’incredibile viale di quella casa, fiancheggiato da cipressi imponenti dove i ligustri, gli allori e i bossi si erano talmente intrecciati nel corso dei decenni da creare un’affascinante galleria verde.

Tutto il terreno, all’epoca, era totalmente impraticabile, ricoperto di rovi, liane di vitalba, ailanti, tutti gli alberi erano soffocati da questi rampicanti. In più parti il giardino presentava discariche di calcinacci, ferro e plastica, il che faceva già pensare futuri faticosi lavori di bonifica. In quella giungla spiccavano alcuni straordinari viburnum tinus di dimensioni notevoli,   cespuglioni di laurus nobilis, aceri di monte, aceri americani e una gran quantità di ligustri.   Solo il viale, fino a un certo punto, era praticabile. Mi fu raccontato che quel giardino una volta era parte integrante del grande parco Valentini (tutt’ora esistente), che spiccava con la sua magnificenza in un boschetto di cipressi e cedri in un terreno sottostante alla villa, sistemato su un terrazzo rivolto a sud.  Insomma, luogo veramente ricco di suggestioni. Il viale storico dell’ex-Villa Corsi,  secondo le fonti orali, doveva essere un accesso a un antico orto e si parlava anche di un ponticello che fino agli anni Cinquanta del Novecento attraversava un piccolo fosso che tagliava in due il terreno.  

Osservare, in quella giungla, dei buxus sempervirens monumentali, fu una sorpresa inaspettata, visto che quella pianta l’avevo sempre vista piccola, ridotta a siepe e mai come un albero di più di quattro metri di altezza. E come non ricordare che ai piedi di quei due alberi di bosso c’erano centinaia di piantine nate da seme alte dai 30 ai 50 cm. In pratica avevo davanti un patrimonio botanico di immenso valore.

 

 

Inizialmente i lavori di riqualificazione del giardino furono dati in mano a giardinieri che erano più amanti della motosega che di piante particolari. Durante gli imponenti lavori di pulizia, bonifica e riqualificazione di tutto il terreno della villa, sparirono tutti gli ailanti, le robinie, ma anche molti viburnum, alberi di alloro, aceri… in pratica all’inizio fu fatta tabula rasa, o quasi di quello che c’era nel giardino. Rimasero in piedi solo alcuni alberi di acero, i cipressi del viale e  i due buxus sempervirens.

Iniziarono le prime riqualificazioni, a cominciare proprio dalla zona dei buxus monumentali che io curai personalmente nella primavera del 1999. Nella stessa area piantai siepi di ligustro e alloro che andavo recuperando nel resto del giardino e realizzai una prima area di sosta nel verde, ancora oggi visibile e lussureggiante. Pian piano cominciai a ridare un tocco paesaggistico all’insieme. Nell’estate del 1999, il viale era tornato verde smeraldo e il giardino cominciava a popolarsi di piante nuove, in primis il progetto di un palmizio in prossimità della casa.

 

 

Il giardino diventò pian piano uno straordinario e potente luogo di lavoro, ispirazione e studio. Nel giardino ho scoperto la mia vera vocazione di paesaggista e artista.  In giardino ho studiato per i miei esami all’università, ho letto e studiato libri di botanica e arte del giardino, ho studiato per i miei master sul paesaggio e i beni culturali… ma soprattutto il parco si è trasformato in un importantissimo luogo di aggregazione, di incontri, mostre, feste, amicizie, passioni e infuocati sentimenti.

Nel 2000 il giardino ebbe un nuovo abitante, un bellissimo pastore abruzzese di nome Daisy. Per 11 lunghi anni, quel cane meraviglioso, mi ha fatto compagnia nelle mie durissime giornate lavorative, a piantare alberi, fiori, arbusti, nuove siepi.  Dal 2000 al 2005 piantai palme e   alberi da fiore e da frutto.  Nel 2005 una violenta nevicata distrusse le chiome di alcuni grandi cipressi in giardino e i danni furono ingenti. Fu l’inizio di una nuova riqualificazione con la messa a dimora di nuove piante e la creazione, nella stessa primavera 2005 di un bosco delle mimose, vera attrazione del parco. Nello stesso tempo realizzai anche il laghetto per le ninfee e le piante acquatiche nel centro del giardino.

 

 

Il bosco delle mimose (Acacia dealbata) fu come la realizzazione di un sogno e fu anche una sfida contro il difficile clima abruzzese. Come poter gestire un bosco di mimose in una realtà climatica come la nostra dove la neve e il freddo ogni anno sono implacabili? Beh, le foto del 2010 sono memoria storica di un giardino esotico di incredibile bellezza dove le mimose sono assolute protagoniste. Ma il clima spietato non si fece attendere e nel dicembre del 2010 una terribile gelata bruciò quasi tutti gli alberi di mimosa con un danno d’immagine ed anche economico non facile da digerire. Il giardino dovette cambiare look ancora una volta.

 

 

Dal 2009 al 2011, il giardino si arricchì  di nuovi spazi, nuove piante particolari, fino alla creazione di originali pergolati e archetti in canna di bambù dove far arrampicare rose, gelsomini e caprifogli. Il giardino  nell’autunno 2011 acquistò colorazioni stupefacenti. La disastrosa nevicata del febbraio 2012 diede un durissimo colpo al giardino con il danneggiamento di alcuni grandi alberi di olmo che caddero disastrosamente al suolo, seppellendo anche altre piante. I danni furono ingenti. Le palme resistettero benissimo alla storica nevicata, anche i pergolati in canna di bambu rimasero al loro posto, ma il giardino era devastato in tante sue parti. Ma nulla era perduto e come si dice: la Natura fa sempre pace con se stessa. Nella  primavera 2012 il giardino sbocciava in una nuova veste e le ferite venivano pian piano rimarginate. Gli alberi tornarono a crescere e superare lo stress dell’inverno. Nell’autunno 2012 il giardino esplodeva con cromatismi incredibili. E nella primavera del 2013, dopo un mite inverno, il giardino si risvegliò simile a un paradiso incantato, con una miriade di fioriture e di scorci da favola. Ancora una volta il parco era tornato a vivere dopo le sciagure naturali, pronto ad accogliere visitarori ed amici. Anche dopo la terribile nevicata anomala del novembre 2013, che creò gravi danni al paesaggio loretese, il giardino continuava a resistere, a rinnovarsi sempre. Stessa cosa negli anni successivi, negli inverni rigidi del 2015, 2016, 2017 quando le temperature minime sono disastrose e provocano ingenti danni su alcune specie esotiche tra cui le yucche e riescono addirittura a creare problemi al resistente ligustro e all’alloro. Insomma, gestire un parco così particolare è una lotta continua contro un clima impazzito che ormai ci crea ingenti problemi ogni anno, tra il caldo torrido e anomalo d’estate e gli inverni anomali e fredissimi, ma che durano appena sei giorni.

 

Il Parco dei Ligustri, dunque, non è solo storia di alberi o fiori, ma anche storia di gioie e dolori, di incredibili sconfitte accompagnata da inaspettate vittorie. E’ il giardino dell’amicizia, della seduzione, della poesia e dell’arte. E’ il paradiso in cui il mio cane, morto nel 2011, ha vissuto i suoi momenti più belli. E’ un luogo ricchissimo di ricordi e ancora oggi, con la sua straordinaria energia positiva sprigionata dai grandi alberi, ci fa vivere momenti di splendida allegria, creatività e sogno. 

Il Parco dei Ligustri, proclamato Centro di Educazione Ambientale di interesse regionale nel 2017 e poi entrato nella rete d’eccellenza dei Grandi Giardini Italini, è diventato un presidio contro il degrado del territorio, baluardo della bellezza e della natura. 

Oggi, il giardino si migliora senza di più soprattutto nella cura e valorizzazione delle vedute, un aspetto estremamente importante che ha sprigionato ulteriore fascino. Si aprono quadri naturali sul paesaggio e su scorci colorati del giardino, incorniciati tra siepi sempreverdi o grandi alberi. Il tutto è studiato nei minimi dettagli tramite l’osservazione e la ricerca delle varietà floristiche e arbustive. Tutto è creato per emozionare e per diventare location di fotografia, pittura, disegno e contemplazione. 

Il risultato finale di tutto questo lavoro? Una grande serenità interiore, la capacità di capire e ascoltare gli altri e una grande conoscenza delle meraviglie e dei misteri della Natura

 

Alberto Colazilli

Curatore del giardino

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